Riprendo e pubblico il manufatto letterario di Marino Colò, amico alpino della sezione di Torino (nonchè valente membro dell’unità di Protezione Civle).
L’ho letto per sbaglio e mi ha colpito e così gli ho chiesto il permesso di pubblicarlo.
Il viaggiatore solitario mi ha promesso anche alcune foto, appena le riceverò le pubblicherò con piacere.
Albania
Cosa ci vai a fare in quel paese ?
Vai solo a cercarti delle grane, se ti succedesse qualche cosa arrangiati, noi non ti verremmo ad aiutare. Queste sono le piu’ belle frasi che parenti ed amici mi hanno detto al momento in cui ho comunicato loro la decisione di fare questo viaggio.
Durante l’inverno scorso ho letto alcuni libri sui nostri alpini nella guerra greco albanese, e subito sono rimasto attratto dalla descrizione delle vallate e dei paesi, delle loro sofferenze fisiche patite per la conformazione del territorio in cui operavano, rese ancor più difficili dalla stagione in cui avvenivano i combattimenti
Aprile 2007, eccomi, in Albania! Sbarco sulla baia che al tempo del ventennio si chiamava “porto Edda “, descritta all’epoca come ridente porto di pescatori, ma ora con il litorale quasi completamente cementificato. Le case hanno i piani superiori da terminare, i ferri delle colonne portanti fuoriescono dal piano tetto offrendo un macabro spettacolo. Ci sono parecchi Hotel di alta categoria, spiaggette con ombrelloni tipo Cannes, un discreto lungomare che al tramonto diventa un punto di incontro e di struscio per i locali.
Ora questa cittadina si chiama Saranda e dista dall’isola di Corfu’ una quarantina di minuti di aliscafo. Cosi’ ha inizio il mio viaggio, da sud verso nord.
A Saranda visito un importante sito archeologico: Butrinti, ed un parco con una sorgente detta “occhio blu” per il colore dell’acqua che sgorga da essa. La cosa che mi colpisce (e che confermerò per tutta la mia permanenza in quella terra) è la cordialita’ e l’ospitalità che tutti ti offrono, specialmente nei riguardi di noi Italiani. E’ una cosa che stride molto se raffrontata ai fatti che avvengono mentre scrivo queste mie impressioni. Moltissimi albanesi capiscono l’italiano e lo balbettano, ma molti giovani lo parlano correttamente e lo studiano nelle loro scuole.
Il mio itinerario prosegue verso Girocastro, Korca e Voskopoie, un ridente villaggio situato in una verde vallata nel quale ho avuto un piacevole incontro. In questo villaggio mi sono fermato due notti e durante la mia permanenza mi sono venuti a cercare due anziani signori. Questi due anziani si sono presentati e mi hanno chiesto da che città italiana provenivo, poi, in un italiano molto approssimativo, ma con l’aiuto di un figlio che fungeva da traduttore, mi hanno detto che volevano bene agli italiani. Dal loro racconto vengo a sapere che in quel villaggio durante la guerra c’era una caserma di militari italiani, che loro vi andavano a mangiare “pasta con tomato e galete” e che i militari che gliela offrivano avevano la “pluma sul capello”. Non vi nascondo la mia gioia nel apprendere queste parole da dei testimoni cosi’speciali. Mi hanno raccontato anche altri fatti di quel periodo e mi hanno poi anche accompagnato sul luogo dove c’era la caserma, oramai completamente distrutta. Vi si poteva ancora intravvedere il muro di cinta e alcuni locali adibiti a camerate ed uffici.
Ho percorso poi la vallata in cui scorre la Voiussa, ho visto stupende montagne ancora imbiancate di neve sui cui crinali corre il confine con la Grecia, già teatro di aspre battaglie che ci costarono numerosi morti. Ora questi monti potrebbero essere meta di itinerari di trekking interessanti, fuori dai consueti percorsi, ma ricchi di storia.
Ho poi proseguitoper Berati, Kruja, Tirana e, per concludere, mi sono imbarcato a Durazzo con destinazione Bari.
Nel mio viaggio ho incontrato molte persone e viaggiando con i loro mezzi di trasporto, mangiando nelle trattorie locali, frequentando i pubblici esercizi, le moschee, le chiese ortodosse, ho sempre trovato sempre molta disponibilità e cortesia, tanto che alle volte mi trovavo in imbarazzo per le attenzioni che ricevevo.
Per il capitolo sicurezza personale, posso dire che è più pericoloso passare in alcune zone di città italiane che nei quartieri di Tirana o di altre città. Bisogna solo attenersi a modi comportamentali che ogni viaggiatore deve conoscere per poter rispettare le loro tradizioni e la loro cultura, e senza esporre la nostra opulenza interiore ed esteriore.
Grazie Albania per questa esperienza, è stato un tuffo nel nostro passato, mi sono ritrovato in una situazione vissuta da noi molti anni addietro.
Comprendo poi sempre di più che uomini onesti e leali si trovano a tutte le latitudini ed in tutti i luoghi del mondo indipendentemente dalle loro condizioni di vita.
Spero che questo Paese, nostro vicino, possa a breve termine congiungersi al resto d’Europa per poter anch’esso sperare in un mondo più giusto e leale.
Il viaggiatore solitario