Il Caro Carburanti, una visione alternativa (almeno a Torino e dintorni)

I carburanti aumentano e comunque non possiamo fare praticamente nulla per impedire che ciò avvenga.

Giornalmente, da almeno 5 anni, ricevo mail-catene che ipotizzano strategie e manovre per piegare questo o quel produttore, difficili da adottare e da mettere in pratica per una serie di motivi. Non mi ergo ad esperto sociale di carburanti ma mi limito a portare l’esperienza mia e del range di persone con cui entro in contatto, nulla di più. I motivi sono i più variegati, c’è chi ha l’auto aziendale e non gliene frega niente perchè paga l’azienda, c’è chi fa scientificamente la raccolta punti/bollini e quindi anela un navigatore satellitare piuttosto che un televisore. Io la penso diversamente.

Posto che non mi interessano le raccolte punti e l’auto aziendale me la passo io poichè sono un piccolo imprenditore la soluzione che ho trovato è una sola, finchè dura, fare rifornimento da chi ha il prezzo più basso. Io vivo a Torino e nell’alea delle zone che frequento ci sono 4 distributori meritevoli, più precisamente:

  • Oli-Carb (Tangenziale Uscita Sito, verso Corso Allamano)
  • Repsol, in corso Lepanto
  • Acla, sul raccordo che va dal sito ad Orbassano
  • Centro Calor, il più distante, ci passo quando vado in montagna (a Bricherasio)

In questi posti il gasolio non l’ho pagato più di 1,38 al litro.

Ieri che ho visto il gasolio normale avere punte in Agip di 1,595 io, ovviamente passando nei dintorni e non andandoci di proposito, ho fatto carburante a 1,38 e da Oli-Carb era a 1,376.

Come ho detto ci passavo ma mi converrebbe anche se ci andassi di proposito, su un pieno risparmi alemeno 3-4 Euro e non sono pochi. Finchè dura io continuo così, sono ormai due anni che non metto più gasolio dai nomi blasonati (se non ne sono costretto) e se ci sono riuscito io che sono abbastanza poco metodico penso che in molti ci possano riuscire.

Sensori di Parcheggio Elettromagnetici

Circa un anno fa ho acquistato un fuoristrada, un’altra barra nella mia wish list: un Jeep Cherokee 2.5 CRD del Novembre 2002.

Come ho detto ho tirato una barra in più nella mia wish list poichè era uno dei miei desideri nascosti. Appena preso tuttavia mi sono trovato con un veicolo abbastanza sconosciuto e sicuramente fuori standard per me che provenivo da Fiat e Skoda (finchè non mi sono iscritto sul Forum di www.kjitalia.com col cavolo che accendevo i retronebbia) sicchè era tutto un po’ in salita.

Soprattutto era strano il fatto che guidassi una vettura con una ciambella appesa al portellone posteriore, la ruota preziosissima ruota di scorta. Non avendo mai fondamentalmente creduto nel parcheggio al tocco mi sono messo alla ricerca di una soluzione che mi permettesse di evitare di salire con la ruota di scorta sui cofani dei malcapitati pacheggiati dietro il mio veicolo.

La prima soluzione era la retrocamera, e non è detto che prima o poi non la metto; la soluzione più disponibile sembravano i sensori di parcheggio tradizionali ad ultrasuoni, ma non facevano al caso mio poichè avrei dovuto montarli nel paraurti e non sono così bravo nel bricolage.

Ravanando sulla rete ho trovato dei sensori di parcheggio elettromagnetici, brevetto internazionale e scopro che lo producono a 2 km dalla mia abitazione. Mi sono presentato in azienda per comprarli e il titolare (un tecnico) mi ha spiegato tutto in maniera inpeccabile.

In pratica si tratta di un nastro adesivo metallico che funge da antenna, questo nastro fastonato ad un sua estremità si collega ad una centralina (molto piccola) e alla quale si collega ancora un buzzer per l’indicazione sonora.

Il nastro adesivo è un’antenna che, alimentata, crea un campo magnetico stabile che include tutti gli oggetti nel raggio di qualche metro (compreso per esempio un gancio traino) man mano che ci si muove verso qualcosa la centralina leggendo le variazioni del campo magnetico rileva gli oggetti.

Ovviamente funziona solo se ci muoviamo verso qualcosa o qualcosa si muove verso di noi, più in generale se qualcosa varia il campo magnetico originario. Ha qualche controindicazione, per esempio in caso di pioggia da qualche lettura di troppo ma non guasta. La cosa meravigliosa invece è che essendo il nastro appunto un nastro sono riuscito a metterlo all’interno dello sportello che chiude la ruota di scorta. In questo modo il sistema rileva gli ostacoli che incontra la ruota di scorta.

Il costo è contenuto (circa 90 Euro) e il risultato è veramente eccellente, il vantaggio è che il montaggio è semplicissimo. Io ho attaccato la centralina con il mastice in dotazione nel vano ruota di scorta e l’ho alimentato prendendo il positivo dalla lampadina della retromarcia, il buzzer invece l’ho piazzato nel lato interno del portellone. Se ci sono riuscito io che sono un cane in questi lavori penso che sia alla portata di tutti.

Rocca Meja 2011

Demonte 24 Luglio 2011


Seconda uscita per il 4×4 Fuoristrada Team della Sezione di Torino dell’Associazione Nazionale Alpini ma prima uscita per lo scrivente, e più avanti capirete il motivo della precisaizone.

Ritrovo e partenza alle 7.30 dalla Sede Sezionale, tutti puntuali ma soprattutto il tempo lascia sperare che la giornata sia soleggiata, anche particolare di non poco conto.

5 Equipaggi su altrettanti mezzi, che vado doviziosamente ad elencare per dovere di cronaca:

  • Carlo Schito e Signora, Jerry D’Anna e Signora su Isuzu Trooper by Schito Design
  • Pierangelo Berta, Christian Gigliotti e Giulia Benvenuto su Nissan Terrano
  • Moreno Ghignone e Antonio Gigliotti su Jeep Cherokee
  • Alberto Tosetto e Luigi Defendini su Panda Cross 4×4
  • Massimo “Ridotta” Lombisani (poi capirete) su Jeep Cherokee
Da snistra I mezzi di :Tosetto, Monghini, Schito, Berta, Lombisani

 

 

Si parte direzione Demonte (CN), base di partenza per il tracciato off road, naturalmente la prima sosta si fa al primo autogrill sulla tangenziale al fine di rifornire di gasolio (tanto gasolio) i nostri mezzi ma soprattutto per rifocillare in maniera adeguata gli equipaggi e conseguentemente prepararli allo svolgimento di una dura giornata di guida.

Avendo i mezzi radio collegati (doppia maglia CB+PMR) il viaggio si svolge come se ci trovassimo in una corriera, solo un po’ più ordinata perchè uno parla e tutti gli altri sono non possono fare altro che ascoltare.

Come detto la direzione è Demonte (CN), punto di partenza del tracciato off road, naturalmente appena giunti in loco si è resa necessaria la sosta Pane, gli alpini non partono mai senza avere appresso  il necessario per una “merendina”, ma ovviamente il pane serve fresco. Riforniti di pane si riparte e dopo un’ulteriore piccola sosta diciamo igenico compattativa abbiamo cominciato la salita, direzione Altipiano della Gardetta.

Il primo lungo tratto si svolge su una strada stretta ma asfaltata che dopo qualche tornante diventa sterrata e qui comincia la parte tecnica, si inserisce la trazione integrale e si comincia a salire. Si sale bene accompagnati dalla voce dell’infaticabile Carlo Schito che alterna consigli per i neofiti (essenzialmente il “Ridotta”) a cenni storici e paesaggistici da fare invidia alle guide turistiche titolate (beh effettivamente quelle sono più gradevoli da guardare). Sempre guidati via radio da Carlo si sale fino al primo altopiano, qui ci si ricompatta e apprendiamo le istruzioni per il proseguo del percorso.

Arrivati alla madonna del Bernoir visitiamo il luogo e ci appropinquiamo a fare una sosta alimentare che ci sostenga per il tracciato successivo, e qui gli alpini danno il meglio, in pochi minuti avevamo apparecchiato un muretto e sotto con le vettovaglie sotto la supervisione del maestro indiscusso Piero Berta che nel suo zaino aveva un intero supermercato, non si sa mai in montagna.


Da qui siamo ripartiti alla volta del nostro percorso, e qui il percorso si è fatto impegnativo, almeno per me che di fuoristrada ho fatto poco, ma devo dire che Carlo si è comportato veramente da leader, a parte un corso di autostima appositamente approntato per il sottoscritto via radio, è riuscito a portare anche i neofiti fino a fine percorso senza problemi di sorta.

In un punto particolarmente impegnativo avendo io dato forfait mi ha portato su il mezzo insegnandomi nel frattempo la tecnica, e gliene devo dare atto non è facile. Anche perchè io mi ero letteralmente defecato nei pantaloni per la salita da affrontare.

Da quel punto abbiamo iniziato un lungo percorso su strade militari con panorami mozzafiato che la clemenza del tempo ha reso ancora più belli e suggestivi, questo almeno per i miei passeggeri poichè io avevo gli occhi piantati sul terreno e ad ogni botta che sentivo al pianale mi scorrevano davanti gli schemi delle vettura per individuare il punto di impatto. Ma soprattutto ho tolto le ridotte solo a fine giornata rallentando notevolmente la colonna che mi seguiva, da qui soprannome che mi sono dato “Il Ridotta”, per come ero ieri ci sarei arrivato a Torino con le ridotte inserite.

Dopo almeno un’ora di strada siamo giunti al Rifugio della Meja dove abbiamo pranzato e successivamente ci siamo fermati per riposarci dal percorso, che non avremo fatto a piedi ma è stato ugualmente stancante.

Verso le 18, dopo aver reso onori ai caduti della valanga presso la lapide e cantato e cantato e parlato e parlato e cantato ci siamo incamminati sulla strada del ritorno accompagnati sempre dalle dissertazioni che giungevano dall’etere del nostro buon Antonio Gigliotti che ci ha intrattenuto praticamente fino a Rivoli dove poi ha dichiarato il silenzio radio.

Che dire, la giornata è stata magnifica sotto tutti i punti di vista, Carlo ha organizzato l’evento magnificamente, nessun problema. La compagnia è stata splendida, molti di noi avevano dietro le famiglie, mia figlia anche se era l’unica bambina si è divertita come una matta. Insomma abbiamo respirato un po’ di quello che chiamiamo spirito alpino a cui tutti noi teniamo particolarmente; certo l’appartenenza associativa ci da una matrice comune ma sono poi momenti come questi che ti fanno capire che c’è dell’altro, c’è condivisione di valori di idee e, sebbene provenienti da storie e ambienti diversi, quando siamo insieme siamo semplicemente e clamorosamente Alpini, in congedo.

Da questa giornata ho capito tante cose, ho capito che fidarsi di qualcuno alla fine ti da soddisfazione, ho capito che a volte un piccolo aiutino tu aiuta a fare qualcosa che non riesci a fare.

I ringraziamenti vanno alle nostre mogli, compagne, figlie per condividere con noi questi momenti, vanno a Carlo Schito per l’idea ma soprattutto per la passione squisitamente Alpina che ci mette, e a tutti i partecipanti, ognuno ci ha messo del suo a rendere la giornata meravigliosa.

Un grazie va a Moreno che capita la mia incertezza alla seconda rampa mi ha detto per radio “Vai e non pensarci” e così ho fatto.

A questo punto non resta che rivederci alla prossima escursione.

PMR e dintorni

Lo spunto per questo post me lo ha dato un collega blogger il quale postando alcune foto di apparati radio riceventi mi ha ricordato il mio periglioso percorso quando un paio di anni fa mi avvicinai al mondo del CB.

I PMR 446 (Personal Mobile Radio) sono sistemi radio portatili di piccole dimensioni che garantiscono comunicazioni nel raggio di qualche kilometro (la portata varia in base al luogo), sono piuttosto facili da usare e soprattutto sono molto facili da reperire; è sufficiente andare in un qualsiasi supermercato, anche non strettamente di tecnologia, per trovarne svariati modelli al costo di poche decine di Euro la coppia (si parte da 30 Euro la coppia).

Fin qui tutto bene, sono usate come sistema di comunicazione alternativo al cellulare, spesso viene usato tra abitanti di abitazioni vicine per dialogare senza usare il telefono.

Quello che pochi sanno ma soprattutto che pochi dicono è che l’uso di questi apparati non è libero come apparentemente sembrerebbe. Fate una prova e andate in un supermercato a comprarne una coppia e a chiedere qualche delucidazione in merito e vedrete che non vi diranno nulla di tutto ciò.

Purtroppo l’uso di questi apparati è soggetto ad un minimo di burocrazia e soprattutto al versamento di un bollettino annuale che ne permette l’utilizzo.

Per usare i PMR 446 occorre fare una dichiarazione, su modulo apposito (introvabile ma che io vi allego), da consegnare direttamente al ministero delle Comunicazioni che una volta ricevuto lo timbrerà assegnandoli data certa e autorizzando da quel momento l’uso degli apparati.
La dichiarazione può essere inviata anche a mezzo raccomandata ma in teoria non si potrebbe iniziare a modulare prima di aver ricevuto la dichiarazione vistata, consiglio pertanto un giro presso gli uffici appositi del ministero delle comunicazioni in quanto la consegna è immediata.

Occorrerà inoltre pagare un bollettino postale (con cadenza annuale) dell’importo di 12 Euro.

Sia la dichiarazione che il bollettino permettono di usare sia apparati PMR 446 che apparati CB in 27 Mhz, non esistono limiti sul numero degli apparati.

Occorre prestare attenzione a pagare il bollettino ogni anno entro la scadenza poichè qualora interrompeste i versamenti sareste obbligati a rifare tutta la procedura dall’inizio.

In calce al post il modulo (occorre indicare la regione e l’indirizzo) per la dichiarazione e le avvertenze con le spiegazioni che il ministero consegna contestualmente alla dichiarazione.

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4×4 Team – Escursione a Rocca Meja

ANA 4x4 TeamPrima uscita del 2011 del 4×4 Fuoristrada Team della Sezione di Torino dell’ANA.

L’uscita, riservata ai soci effettivi del team, si svolgerà il 24 luglio 2011 ed avrà per destinazione Rocca Meja.

Ben organizzata dal Responsabile del Team Carlo Schito che ha pensato veramente a tutto, ma la cosa che mi piace (mio malgrado, in fondo è un artigliere) è che le uscite sono sempre inquadrate storicamente e da appassionato la cosa  non guasta.

Per chi volesse iscriversi sulla pagina facebook del team trovate le istruzioni.

Per il sottoscritto spero di riuscire ad esserci, di seguito i dettagli e i cenni storici

Programma escursione 4×4 “Rocca la Meja”

  • Ritrovo: Ore 7:30 presso Sezione di Torino.
  • Sosta alla prima area di servizio Rio dei Cocchi Ovest (ESSO) su Autostrada A6 per colazione ed eventuale rifornimento carburante.

Uscita Autostrada CUNEO e si prosegue in direzione DEMONTE (CN), raggiunto il paese (quota 700mt.slm) brevissima sosta per definire ultimi particolari e rifornirsi di acqua.

Si prosegue per il VALLONE DELL’ARMA fino al raggiungimento dell’altopiano (2100mt.slm) Strada mista asfalto iniziale e successivamente sterrato.

  • Sull’altipiano ci dirigiamo alla Madonnina del Bernoir (Protettrice dei soldati della Gardetta), si prosegue fino al colle della Gardetta con sosta al monumento degli Alpini della 18° Cp. Btg. Dronero Caduti nel 1937 travolti dalla valanga.
  • Onori ai Caduti e lettura della Preghiera dell’Alpino.
  • Breve sosta per eventuali foto e relax.
  • Si riprende la marcia direzione Col del Preit, per raggiungere l’agriturismo La Meja (mt. 2086 slm.) L’agriturismo si trova al centro delle praterie della Gardetta, regno delle marmotte, appena valicato il Colle del Preit e ai piedi dell’imponente vetta di Rocca La Meja.

Costo del pranzo 20€ a persona

  • Rientro a Baita previsto per le ore 20:00

CAPPELLO ALPINO OBBLIGATORIO (per gli Alpini)

Per altre info contattare Carlo al 3336044309

NOTE:

Canali Radio:

-CB canale: 33 fm

-PMR canale: 3-33

-LPD canale: 3-33

-Km andata e ritorno 400 circa.

-Difficoltà: Media

Strada di montagna stretta con il primo tratto asfalto e successivamente via militare a 2000 mt.slm

Data la lunghezza del percorso, si consiglia di partire con il serbatoio Pieno al fine di evitare fermate non previste e/o sgradevoli imprevisti.

!! Si raccomanda una guida prudente al fine di ridurre il più possibile l’impatto ambientale  con la fauna e/o persone a piedi, e assolutamente VIETATO circolare con i mezzi al di fuori delle strade militari !!

Attrezzatura indispensabile:

Abbigliamento adeguato, Occhiali da sole, Borraccia, K-way, Scarponcini e/o scarpa trekking.

Attrezzatura utile (non indispensabile):

Binocolo, Macchina foto, Bussola.

Notizie e Cenni Storici

Sull’altipiano sono presenti numerose opere militari che testimoniano il presidio dei colli e dell’altopiano, protrattosi per diversi secoli in difesa delle invasioni dal vicino confine francese. La Gardetta, da cui il nome: “presidio di guardia in luogo panoramico”, era un collegamento strategico per aggirare l’insuperabile sbarramento roccioso delle Barricate, in Valle Stura, con l’antico forte di Demonte e poi il gioiello militare di Vinadio. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’altopiano era un crocevia importante della rete difensiva del Vallo Alpino, mettendo in comunicazione fra loro ben tre valli cuneesi in prossimità del confine: valli Stura, Grana e Maira.Da sempre l’Altopiano della Gardetta ha rivestito un’importanza strategica fondamentale per la difesa del confine dalle incursioni di eserciti stranieri, che avevano l’intento di aggirare le postazioni piemontesi del Colle della Maddalena in Valle Stura. Da qui infatti è rapido l’accesso nel Vallone dell’Arma, che scende su Demonte, dove fino al XVIII secolo sorgeva il forte principale delle armate piemontesi, successivamente trasferito a Vinadio dopo essere stato distrutto per ben due volte nel volgere di poche decine di anni. Epica rimane l’impresa bellica nel 1744 delle truppe franco-ispaniche, che raggiunsero il Passo della Gardetta dai laghi Roburent e Prato Ciorliero, cogliendo di sorpresa le scarse truppe presenti sugli altopiani, per poi proseguire indisturbati fino al lungo e inefficace assedio di Cuneo. Giunto l’inverno l’esercito straniero dovette rientrare in Francia, separandosi in direzioni diverse in prossimità delle montagne: il Vallone dei Morti (collegamento con la Valle Grana ) e un piccolo muretto sotto il Colle del Preit, ricordano ancora oggi l’imboscata riservata dalle truppe piemontesi che inflissero gravi perdite al nemico nei due valichi, ideali per tendere agguati. Passeggiando in quota è facile riconoscere le varie tipologie di opere militari susseguitesi nel tempo. Le più antiche sono le trune, costituite da semplici scavi nel terreno con volta ad arco e muratura in pietre a secco. Alla fine del 1800 vennero costruiti i baraccamenti della Gardetta, del lago della Meja e della Bandia, in cui si introduce la malta nella costruzione delle casermette. Dal 1931 al 1942 l’area venne inserita nella realizzazione del Vallo Alpino, la grande opera difensiva a ridosso del confine francese in previsione della Seconda Guerra Mondiale; è di questo periodo l’utilizzo predominante del calcestruzzo per l’edificazione di bunker su tutti i passi dell’altopiano, e di casematte per l’acquartieramento delle truppe. Le stesse vie di comunicazione in quota, ad eccezione della strada che dal Colle del Preit risale al bivio nei pressi del Rifugio della Gardetta, sono di origine militare. Nel dopoguerra la zona fu ancora a lungo utilizzata per grandi manovre e simulazioni di guerra da parte degli Alpini, anche con l’intervento di bombardamenti aerei. Negli anni Ottanta gli Alpini abbandonarono le esercitazioni militari, consegnando il territorio alla sua naturale vocazione legata alla pastorizia e al turismo di tipo escursionistico.

 

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ANA Torino, i nostri Team

Shooting Team, il primo anche se ha avuto il logo per ultimo (e qui si potrebbe aprire un dibattito

Shooting Team Logo

4×4 Fuoristrada Team (gemellato con lo shooting team) (Il binomio Armi & Fuoristrada funziona sempre)

 

ANA 4x4 Team

Sci Team (ultimo arrivato)

ANA Ski Team