Rocca Meja 2011

Demonte 24 Luglio 2011


Seconda uscita per il 4×4 Fuoristrada Team della Sezione di Torino dell’Associazione Nazionale Alpini ma prima uscita per lo scrivente, e più avanti capirete il motivo della precisaizone.

Ritrovo e partenza alle 7.30 dalla Sede Sezionale, tutti puntuali ma soprattutto il tempo lascia sperare che la giornata sia soleggiata, anche particolare di non poco conto.

5 Equipaggi su altrettanti mezzi, che vado doviziosamente ad elencare per dovere di cronaca:

  • Carlo Schito e Signora, Jerry D’Anna e Signora su Isuzu Trooper by Schito Design
  • Pierangelo Berta, Christian Gigliotti e Giulia Benvenuto su Nissan Terrano
  • Moreno Ghignone e Antonio Gigliotti su Jeep Cherokee
  • Alberto Tosetto e Luigi Defendini su Panda Cross 4×4
  • Massimo “Ridotta” Lombisani (poi capirete) su Jeep Cherokee
Da snistra I mezzi di :Tosetto, Monghini, Schito, Berta, Lombisani

 

 

Si parte direzione Demonte (CN), base di partenza per il tracciato off road, naturalmente la prima sosta si fa al primo autogrill sulla tangenziale al fine di rifornire di gasolio (tanto gasolio) i nostri mezzi ma soprattutto per rifocillare in maniera adeguata gli equipaggi e conseguentemente prepararli allo svolgimento di una dura giornata di guida.

Avendo i mezzi radio collegati (doppia maglia CB+PMR) il viaggio si svolge come se ci trovassimo in una corriera, solo un po’ più ordinata perchè uno parla e tutti gli altri sono non possono fare altro che ascoltare.

Come detto la direzione è Demonte (CN), punto di partenza del tracciato off road, naturalmente appena giunti in loco si è resa necessaria la sosta Pane, gli alpini non partono mai senza avere appresso  il necessario per una “merendina”, ma ovviamente il pane serve fresco. Riforniti di pane si riparte e dopo un’ulteriore piccola sosta diciamo igenico compattativa abbiamo cominciato la salita, direzione Altipiano della Gardetta.

Il primo lungo tratto si svolge su una strada stretta ma asfaltata che dopo qualche tornante diventa sterrata e qui comincia la parte tecnica, si inserisce la trazione integrale e si comincia a salire. Si sale bene accompagnati dalla voce dell’infaticabile Carlo Schito che alterna consigli per i neofiti (essenzialmente il “Ridotta”) a cenni storici e paesaggistici da fare invidia alle guide turistiche titolate (beh effettivamente quelle sono più gradevoli da guardare). Sempre guidati via radio da Carlo si sale fino al primo altopiano, qui ci si ricompatta e apprendiamo le istruzioni per il proseguo del percorso.

Arrivati alla madonna del Bernoir visitiamo il luogo e ci appropinquiamo a fare una sosta alimentare che ci sostenga per il tracciato successivo, e qui gli alpini danno il meglio, in pochi minuti avevamo apparecchiato un muretto e sotto con le vettovaglie sotto la supervisione del maestro indiscusso Piero Berta che nel suo zaino aveva un intero supermercato, non si sa mai in montagna.


Da qui siamo ripartiti alla volta del nostro percorso, e qui il percorso si è fatto impegnativo, almeno per me che di fuoristrada ho fatto poco, ma devo dire che Carlo si è comportato veramente da leader, a parte un corso di autostima appositamente approntato per il sottoscritto via radio, è riuscito a portare anche i neofiti fino a fine percorso senza problemi di sorta.

In un punto particolarmente impegnativo avendo io dato forfait mi ha portato su il mezzo insegnandomi nel frattempo la tecnica, e gliene devo dare atto non è facile. Anche perchè io mi ero letteralmente defecato nei pantaloni per la salita da affrontare.

Da quel punto abbiamo iniziato un lungo percorso su strade militari con panorami mozzafiato che la clemenza del tempo ha reso ancora più belli e suggestivi, questo almeno per i miei passeggeri poichè io avevo gli occhi piantati sul terreno e ad ogni botta che sentivo al pianale mi scorrevano davanti gli schemi delle vettura per individuare il punto di impatto. Ma soprattutto ho tolto le ridotte solo a fine giornata rallentando notevolmente la colonna che mi seguiva, da qui soprannome che mi sono dato “Il Ridotta”, per come ero ieri ci sarei arrivato a Torino con le ridotte inserite.

Dopo almeno un’ora di strada siamo giunti al Rifugio della Meja dove abbiamo pranzato e successivamente ci siamo fermati per riposarci dal percorso, che non avremo fatto a piedi ma è stato ugualmente stancante.

Verso le 18, dopo aver reso onori ai caduti della valanga presso la lapide e cantato e cantato e parlato e parlato e cantato ci siamo incamminati sulla strada del ritorno accompagnati sempre dalle dissertazioni che giungevano dall’etere del nostro buon Antonio Gigliotti che ci ha intrattenuto praticamente fino a Rivoli dove poi ha dichiarato il silenzio radio.

Che dire, la giornata è stata magnifica sotto tutti i punti di vista, Carlo ha organizzato l’evento magnificamente, nessun problema. La compagnia è stata splendida, molti di noi avevano dietro le famiglie, mia figlia anche se era l’unica bambina si è divertita come una matta. Insomma abbiamo respirato un po’ di quello che chiamiamo spirito alpino a cui tutti noi teniamo particolarmente; certo l’appartenenza associativa ci da una matrice comune ma sono poi momenti come questi che ti fanno capire che c’è dell’altro, c’è condivisione di valori di idee e, sebbene provenienti da storie e ambienti diversi, quando siamo insieme siamo semplicemente e clamorosamente Alpini, in congedo.

Da questa giornata ho capito tante cose, ho capito che fidarsi di qualcuno alla fine ti da soddisfazione, ho capito che a volte un piccolo aiutino tu aiuta a fare qualcosa che non riesci a fare.

I ringraziamenti vanno alle nostre mogli, compagne, figlie per condividere con noi questi momenti, vanno a Carlo Schito per l’idea ma soprattutto per la passione squisitamente Alpina che ci mette, e a tutti i partecipanti, ognuno ci ha messo del suo a rendere la giornata meravigliosa.

Un grazie va a Moreno che capita la mia incertezza alla seconda rampa mi ha detto per radio “Vai e non pensarci” e così ho fatto.

A questo punto non resta che rivederci alla prossima escursione.

PMR e dintorni

Lo spunto per questo post me lo ha dato un collega blogger il quale postando alcune foto di apparati radio riceventi mi ha ricordato il mio periglioso percorso quando un paio di anni fa mi avvicinai al mondo del CB.

I PMR 446 (Personal Mobile Radio) sono sistemi radio portatili di piccole dimensioni che garantiscono comunicazioni nel raggio di qualche kilometro (la portata varia in base al luogo), sono piuttosto facili da usare e soprattutto sono molto facili da reperire; è sufficiente andare in un qualsiasi supermercato, anche non strettamente di tecnologia, per trovarne svariati modelli al costo di poche decine di Euro la coppia (si parte da 30 Euro la coppia).

Fin qui tutto bene, sono usate come sistema di comunicazione alternativo al cellulare, spesso viene usato tra abitanti di abitazioni vicine per dialogare senza usare il telefono.

Quello che pochi sanno ma soprattutto che pochi dicono è che l’uso di questi apparati non è libero come apparentemente sembrerebbe. Fate una prova e andate in un supermercato a comprarne una coppia e a chiedere qualche delucidazione in merito e vedrete che non vi diranno nulla di tutto ciò.

Purtroppo l’uso di questi apparati è soggetto ad un minimo di burocrazia e soprattutto al versamento di un bollettino annuale che ne permette l’utilizzo.

Per usare i PMR 446 occorre fare una dichiarazione, su modulo apposito (introvabile ma che io vi allego), da consegnare direttamente al ministero delle Comunicazioni che una volta ricevuto lo timbrerà assegnandoli data certa e autorizzando da quel momento l’uso degli apparati.
La dichiarazione può essere inviata anche a mezzo raccomandata ma in teoria non si potrebbe iniziare a modulare prima di aver ricevuto la dichiarazione vistata, consiglio pertanto un giro presso gli uffici appositi del ministero delle comunicazioni in quanto la consegna è immediata.

Occorrerà inoltre pagare un bollettino postale (con cadenza annuale) dell’importo di 12 Euro.

Sia la dichiarazione che il bollettino permettono di usare sia apparati PMR 446 che apparati CB in 27 Mhz, non esistono limiti sul numero degli apparati.

Occorre prestare attenzione a pagare il bollettino ogni anno entro la scadenza poichè qualora interrompeste i versamenti sareste obbligati a rifare tutta la procedura dall’inizio.

In calce al post il modulo (occorre indicare la regione e l’indirizzo) per la dichiarazione e le avvertenze con le spiegazioni che il ministero consegna contestualmente alla dichiarazione.

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Ho comprato il C.B.

Prima di tutto mi scuso per l’assenza, anzi più che assenza si tratta di latitanza, ma purtroppo il tempo ha quasi sempre la meglio.
Come ho già detto sono incuriosito dai metodi o fenomeni di comunicazione, nel bene o nel male, così solleticato dalle recenti esperienze in protezione civile ho deciso di acquistare una ricetrasmittente CB.
Si tratta di un sistema di comunicazione che ha visto il suo apice tra gli anni 60/80, la frequenza sta intorno ai 27 Mhz (40 canali), apparati semplici da usare e relativamente economici.
C.B. è un acronimo che sta per Citizen Band, ovvero Banda Cittadina sinonimo di frequenze di libero accesso (la burocrazia è minima) e permette di comunicare liberamente a distanze di svariati kilometri.
La mia generazione in genera usava il C.B. tra i 14 e i 18 anni ovvero circa 15 anni fa.
Il C.B. 15-20 anni fa non era altro che internet oggi usato come strumento di comunicazione.
Restistono i camion, e un nucleo duraturo di ramdioamatori, infatti qualche sera parlavo con il Vice Presidente della sezione di Torino dell’A.N.A. (mio diretto e diletto superiore) mostrando a lui il mio apparato fiammante mi ha raccontato che anche lui a partire dagli anni 70 si cimentava nell’uso del C.B. e parla…parla il nucleo di radioamatori che ascolto in genere di pomeriggio nei miei trasferimenti lavorativi è lo stesso.
La cosa mi ha colpito. Ma la cosa che mi ha colpito di più stata la sua riflessione, ovvero “sono passato dal CB a internet”.
Io ho fatto un cammino contrario, ovvero Barcamp, Blog, CB…se continuo finisco ad allevare piccioni.
Per il C.B. l’antenna è tutto ed io da vero esperto ho scelto un’antenna da 20 cm, pertanto ho passato le mie prime due settimane a sentire chiunque modulasse intorno riuscendo parlare solo con qualcuno seduto sul sedile posteriore della mia vettura.
Sicchè le mie prime due settimane ho parlato poco e ascoltato tanto, per me che passo parte della mia giornata in tangenziale si è rivelato uno strumento strategico, riesco ad evitare code e ingorghi preserali.
Un giorno dopo giorni di ascolti interrompo timidamente la conversazione sul canale 14 FM e riesco a fare quattro chiacchere con il nucleo di radioamatori di cui ho parlato precedentemente, l’accoglienza è stata buona tuttavia ho maturato l’idea di montare sul mio veicolo un’antenna degna di questo nome.
E da qui parte una nuova esperienza….ebay.
Ma ne parlerò in un altro post.
A presto.

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