Il Parco della Rimembranza e gli Alpini

Nel pomeriggio di un 25 aprile un po’ strano dal punto di vista climatico, nel tentativo di trovare un luogo, possibilmente non affollato, dove trascorrere un po’ di tempo con la mia famiglia mi ritrovo in collina in direzione Parco della Rimembranza.

Una volta entrato mia figlia mi chiede di spiegarle il significato di quei pali con quelle targhe avvitate e nel mio cervello si attiva una parte di ricordi, come i cammellini della memoria che, invece di uscire, rientrano da un luogo ameno; ripenso ad un anno fa, ai tanti sopralluoghi fatti su e giù per il parco ma soprattutto ai lavori che gli Alpini di tante sezioni d’Italia hanno eseguito su un territorio così bisognoso di manutenzione.

Spiego a mia figlia il lavoro che pochi Alpini della Sezione di Torino hanno fatto per rendere omaggio al ricordo di 4810 caduti della prima guerra mondiale, uno per ogni palo, e un palo alla volta inesorabilmente sostituito o sistemato essenzialmente dal personale del Gruppo di Torino Centro coadiuvato da volontari di altri gruppi.

Raccontando a mia figlia i fatti del parco mi sono ritrovato a celebrare con le mie parole il lavoro di tanti volontari che hanno contribuito testardamente alla conclusione di questo lavoro quasi raccontandolo a me stesso, come se mi parlassi dall’esterno.

Lo sbigottimento è durato poco, si parla di Alpini, uomini il cui potenziale non ha limiti, uomini con la Penna sulla Capoccia, e quella Penna in qualche caso fa la differenza.

Alla Prossima !!

Reparti Alpini

Cercando informazioni sul Battaglione Alpini “Uork Amba” mi sono imbattuto in un bell’elenco schematico di reparti alpini durante il secondo conflitto mondiale con brevi cenni storici e relative immagini di mostreggiatura e fregi.
Di seguito il link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Reparti_alpini

Mancò la fortuna non il valore (a ridanghete)

Mancò la fortuna, non il valore

Il titolo di questo post è in reatà il contenuto di una lapide sita a 111 km da Alessandria d’Egitto posta ad indicare il punto di maggior avanzamento delle truppe italiane in Africa Orientale durante l’ultimo conflitto mondiale.
Purtroppo non mancò solo la fortuna ai soldati italiani ma anche organizzazione, catene di comando degne di questo nome, equipaggiamenti, armi, viveri, munizioni e quant’altro possa servire in un conflitto impegnativo come quello Africano.
Il valore invece non mancò, tanto che le truppe alleate (britanniche) resero agli italiani l’onore delle armi (caso rarissimo).
Ho letto un articolo sull’Alpino riguardante la campagna d’africa e i fatti di El Alamein e nel mio cervello ormai quasi atrofizzato dallo scorrere quotidiano mi è venuto in mente questo vecchio post che da tempo volevo scrivere.
Mi indigna il disagio con cui vengono ricordate le gesta della Folgore, del Tenente Colonnello del Genio Alpino Paolo Caccia Dominioni e degli altri reparti che hanno combattuto strenuamente in quei terribili giorni. Erano soldati. Hanno fatto quello che dovevano fare, combattere. E lo hanno fatto bene.
La guerra è orrenda, ma è altrettanto orrendo dimenticare la nostra storia e soprattuto dimenticare le gesta di tanti ragazzi (alcuni neanche diciottenni) che hanno combattuto “con onestà intellettuale” nell’inferno africano.
Io solo pochi anni fa ho scoperto la figura del Tenente Colonnello de Genio Paolo Caccia Dominioni (in Africa comandava il 31° Battaglione del Genio) , questo eclettico ufficiale del genio e valente architetto che a guerra terminata ha passato 11 anni della sua vita a girare per il deserto a ricercare, e soprattutto ricomporre, le spoglie di migliaia caduti (di ambo le parti) e dargli finalmente un posto in cui riposare nel sacrario militare di El Alamein, da lui stesso progettato.
Il sacrario militare di El Alamein mi da i brividi a vederlo in foto o filmato e spero tanto un giorno di poterlo visitare di persona e, in qualche modo, rendere omaggio al coraggio e al valore degli uomini che li riposano.
Mi piacerebbe che il velo che aleggia sulle gesta della Folgore e degli altri reparti si dissolvesse, mi piacerebbe sapere che a mia figlia insegneranno con onestà intellettuale (e 2) quello che realmente accadde in quei giorni e che non dovrà sentirlo da un padre tedioso ed appassionato di storia.
Comincio a diventare tedioso ed eccessivamente retorico, quindi è il momento di terminare questo post.